Screenshot_20251230-1334212 LA RELIGIONE SUPERIORE

Secondo me esiste una religione superiore. Non nel senso tradizionale del termine ma come forma di consapevolezza profonda che non chiede fede, dogmi o credenze, ma solo una cosa semplice e potente: ricordare. Ricordare che il nostro piccolo pianeta non è il centro di tutto ma una delle infinite possibilità dell’universo. Ricordare che la Terra è un minuscolo granello di polvere immerso in una delle infinite galassie, tutte in costante espansione. Ricordare che, proprio in questo istante, stiamo viaggiando nello spazio a circa 600 km al secondo insieme alla nostra galassia. Eppure tendiamo a dimenticarlo. Perché non lo vediamo. La nostra attenzione è quasi totalmente assorbita da ciò che ci sta davanti: le città, i labirinti che costruiamo, il lavoro, i problemi quotidiani, le preoccupazioni immediate. La tendenza umana è quella di credere e adattarsi a ciò che appare concreto, a ciò che possiamo toccare e vedere direttamente.

Tutte le religioni, in forme diverse, chiedono fede. Questa invece no. La realtà che abitiamo, un pianeta che corre nello spazio infinito, è reale e concreta. Non richiede un atto di fede, ma solo memoria. È sempre lì, a portata di mano. Basta ricordarla. Questa consapevolezza ci permette di vedere le cose da un altro punto di vista, dall’insieme. Ci ricorda che siamo solo una delle tante possibilità e che forse non vale la pena soffrire così tanto per le piccole cose della nostra realtà quotidiana. Basta idealmente uscire dalla nostra atmosfera, allontanarsi di pochi chilometri, per avere una visione completamente diversa: la Terra come un tutto, fragile, bellissima, sospesa nel vuoto. Da lì i problemi cambiano forma. Perdono peso. E noi possiamo tornare a vivere meglio. Per questo la chiamo una religione superiore, perché questa consapevolezza aiuta ad abitare il mondo con uno sguardo diverso: lo sguardo dell’esploratore, dell’extraterrestre. In fondo noi siamo gli extraterrestri. Viviamo su un corpo celeste che viaggia nello spazio. Questo sguardo risveglia la curiosità che dovremmo coltivare ogni giorno. La curiosità di conoscere, di scoprire, di esplorare questo mondo meraviglioso che ci appartiene. Un mondo che non è fatto di parti separate, ma di un unico organismo vivente, legato da mille connessioni invisibili. Questa religione superiore non chiede fede. Chiede solo di ricordare che siamo parte di un organismo vivente in corsa verso l’infinito. Ci invita a mantenere viva la curiosità dell’esploratore e dell’extraterrestre. Ci aiuta a gioire del fatto di essere incarnati in esseri umani con infinite possibilità di amare, creare, muoverci, di stare nella bellezza, di sentire piacere. Ricordare questo ci permette di avere una visione d’insieme sulla nostra realtà, di osservare i nostri problemi da lontano, di concentrarci sulle possibilità positive, di essere grati per il semplice fatto di esistere. Questa religione non ha templi né dogmi, ma regala comunque motivazione, entusiasmo e senso dell’avventura. Perché di questo si tratta: il nostro viaggio nello spazio è un’avventura quotidiana. Ed è una religione superiore proprio per questo, perché non chiede fede. È reale. Siamo davvero un piccolo granello di polvere che viaggia a tutta velocità nello spazio infinito.

Ti propongo una pratica semplice. Chiudi gli occhi e immagina di sollevarti lentamente dal punto in cui ti trovi. Il tuo corpo diventa leggero. Salendo, vedi la stanza, poi l’edificio, poi la città. Le strade diventano linee sottili, le persone punti luminosi. Continua a salire. Superi le nuvole, attraversi l’atmosfera. Il cielo diventa sempre più scuro, fino a trasformarsi nel nero profondo dello spazio. Ora sei fuori dalla Terra. Davanti a te c’è il pianeta: una sfera viva, fragile, bellissima. Vedi gli oceani, le terre emerse, le nuvole che si muovono lentamente. Non ci sono confini, non ci sono nomi, non ci sono problemi. Solo un organismo vivente che galleggia nell’infinito. Guardalo come se fossi un extraterrestre. Come se fosse la prima volta che lo vedi. Con stupore, rispetto, curiosità. Ricorda: tu vieni da lì. Tu sei quella Terra che osservi. Rimani qualche istante a galleggiare nello spazio. Senti il silenzio. Senti il movimento. Tutto corre, tutto viaggia, eppure tutto è perfettamente al suo posto. Ora immagina di tornare lentamente verso il pianeta. Rientri nell’atmosfera evedi di nuovo le nuvole, le città, la tua casa, il tuo corpo. Rientra portando con te lo sguardo dell’esploratore. Lo sguardo dell’extraterrestre che visita un mondo nuovo con curiosità. Apri gli occhi. Prova ora a guardare la Terra, le persone, le cose quotidiane come se le vedessi per la prima volta. Questo sguardo rinnova la curiosità, l’interesse, l’amore. Trasforma l’abitudine in scoperta. Questa è la meditazione della religione superiore: ricordare da dove veniamo, per tornare qui con più presenza, gratitudine e meraviglia.

Nessuna religione contro un’altra.

È importante chiarire un punto fondamentale. La presunzione che una religione sia superiore alle altre ha già causato enormi sofferenze nella storia dell’umanità. Guerre, divisioni, persecuzioni sono spesso nate dall’idea di possedere l’unica verità. Io non penso che le religioni debbano escludersi a vicenda. Al contrario, credo che tutte le religioni possano essere utili. Ognuna mostra una parte di verità, un punto di vista, un frammento di saggezza. Tutte, in modi diversi, chiedono fede. E questo non è necessariamente un limite: la fede può essere una forza, un sostegno, un linguaggio simbolico che aiuta molte persone a vivere meglio. Per me le religioni sono strumenti. Possono convivere, intrecciarsi, arricchirsi a vicenda. Per esempio, a volte pratico il buddhismo della Soka Gakkai. La vibrazione e il suono del mantra hanno su di me effetti molto positivi. Anche il pensiero filosofico che lo sostiene mi appare sensato, profondo, carico di verità e saggezza. Allo stesso tempo, mi capita di recitare il Padre Nostro e di pensare a Gesù come a un esempio importante da seguire. È una figura che amo: il suo messaggio, il suo modo di stare nel mondo, la sua umanità continuano a parlarmi. Una religione non esclude l’altra. Possono coesistere, perché non sono necessariamente risposte definitive, ma vie. E vanno comprese nel grande gruppo anche tutte le religioni che altri esseri intelligenti, abitanti di altri pianeti e galassie, si saranno inventati e continueranno ad inventarsi. Vie che aiutano a stare meglio, a orientarsi, a dare senso. Per quanto mi riguarda, tutte queste pratiche fanno da contorno e si intrecciano con quella che chiamo la mia religione superiore: la consapevolezza di essere parte di un unico organismo vivente in viaggio nello spazio. Non una verità che cancella le altre, ma uno sguardo che le abbraccia tutte. Un ricordare che ci unisce, invece di dividerci. Tutto l’universo è fatto degli stessi elementi, combinati in maniera diversa. Tutto questo per me è Dio.

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